Che cos'è il TPO e perché il settore nails ne parla ancora nel 2026
Che cos'è il TPO e perché il settore nails ne parla ancora nel 2026
- HD Nails
- 10 Agosto 2026
Tempo di lettura: 7 minuti
Da qualche stagione a questa parte, in tanti saloni si sente ripetere la stessa domanda: cosa significa esattamente TPO e perché è scomparso dagli scaffali?
La risposta riguarda un ingrediente chimico che per anni ha reso possibile la polimerizzazione di gel e smalti semipermanenti, prima di essere messo al bando in tutta l'Unione Europea. Capire di cosa si tratta aiuta professioniste e clienti a orientarsi tra prodotti vecchi da eliminare e nuove formulazioni sicure.
Cos'è il TPO e qual è il suo ruolo nei prodotti per unghie
Il TPO (Trimethylbenzoyl Diphenylphosphine Oxide, identificato dal numero CAS 75980-60-8) appartiene alla famiglia dei fotoiniziatori: sostanze capaci di attivarsi sotto una luce UV o LED e innescare la trasformazione del gel da liquido a solido. Senza questo passaggio, chiamato polimerizzazione, uno smalto semipermanente resterebbe appiccicoso e privo della resistenza tipica del prodotto finito.
La sua diffusione nel settore nails si è affermata parallelamente alla diffusione delle lampade LED, per la sua reattività alla luce, per la trasparenza che non alterava il colore dei gel e per una minore sensazione di calore durante l'indurimento. Da lì è diventato un componente ricorrente in gel costruttori, top coat, basi e smalti semipermanenti di moltissimi marchi, professionali e non.
Perché il TPO è stato vietato: motivazioni, rischi e quadro normativo
Il punto di svolta arriva con il Regolamento Delegato (UE) 2024/197, che modifica il Regolamento (CE) n. 1272/2008: il TPO viene riclassificato come sostanza CMR di categoria 1B, cioè potenzialmente tossica per la riproduzione. Secondo il Regolamento cosmetico 1223/2009, le sostanze con questa classificazione sono automaticamente escluse dai prodotti cosmetici, salvo deroghe che in questo caso non risultano concesse.
È bene chiarire un punto spesso frainteso: la decisione europea nasce dal principio di precauzione, applicato sulla base di studi tossicologici, non da segnalazioni cliniche registrate nei saloni. Tra i rischi ipotizzati dagli studi figurano:
- Potenziale tossicità per la riproduzione, alla base della classificazione CMR 1B.
- Possibili dermatiti e irritazioni cutanee da esposizione ripetuta.
- Ipotesi di interferenza ormonale, ancora oggetto di approfondimento scientifico.
- Ipotesi di comportamenti genotossici, ancora oggetto di studio.
Dal 1° settembre 2025 il divieto è in vigore in tutta l'Unione Europea. Il provvedimento vale solo nel territorio dell'Unione Europea: in altre aree del mondo, come Stati Uniti o Asia, il TPO può ancora essere prodotto e impiegato legalmente.
Alternative sicure al TPO: cosa sono e come riconoscerle
La buona notizia è che i laboratori cosmetici avevano già iniziato a sperimentare formulazioni alternative prima ancora dell'entrata in vigore del divieto. Le due sostanze più diffuse come sostituti sono il TPO-L e il BAPO, entrambi attualmente consentiti dalla normativa europea.
|
Caratteristica |
TPO |
TPO-L |
BAPO |
|
Stato normativo UE |
Vietato dal 2025 |
Consentito |
Consentito |
|
Classificazione |
CMR 1B |
Non classificato come CMR |
Non classificato come CMR |
|
Reattività alla luce LED |
Alta |
Alta, con tempi di posa comparabili |
Molto alta, adatta a formule spesse |
|
Utilizzo tipico |
Gel, top coat, semipermanenti |
Gel, basi, top coat |
Gel costruttori, prodotti opachi |
Per riconoscere un prodotto sicuro conviene controllare l'elenco degli ingredienti in etichetta (INCI) e verificare l'assenza della dicitura Trimethylbenzoyl Diphenylphosphine Oxide. Molti brand hanno inoltre iniziato a indicare in modo esplicito la dicitura TPO-free sulle confezioni o nelle schede tecniche, un dettaglio utile sia per le professioniste in fase di acquisto sia per le clienti più attente.
Chi desidera confrontare formulazioni aggiornate e verificate può consultare il catalogo prodotti di HD Nails, utile per orientarsi tra le opzioni oggi disponibili.
Implicazioni per professioniste e consumatori: cosa cambia dal 1° settembre 2025
Per chi gestisce un salone, l'adeguamento non riguarda soltanto l'acquisto di nuovi prodotti, ma un vero e proprio controllo dell'intero magazzino. È il momento di:
- Verificare le etichette di tutte le scorte esistenti, comprese quelle acquistate prima del 2025.
- Ritirare dall'uso qualsiasi confezione che riporti il TPO tra gli ingredienti.
- Richiedere ai fornitori una dichiarazione di conformità o schede tecniche aggiornate.
- Informare le clienti abituali sul cambiamento, spiegando che riguarda la sicurezza e non la qualità del servizio.
Per le clienti finali il messaggio pratico è altrettanto semplice: un salone aggiornato è un salone che ha già sostituito i prodotti non conformi e che può fornire informazioni chiare sulle formulazioni utilizzate.
Leggi anche: TPO unghie, è STOP. Normativa UE, rischi e alternative sicure
Domande frequenti
Cosa significa TPO nei prodotti per unghie?
Il TPO, o Trimethylbenzoyl Diphenylphosphine Oxide, è un fotoiniziatore utilizzato nei prodotti per unghie come gel e smalti semipermanenti. La sua funzione è attivarsi sotto luce UV o LED per far polimerizzare il gel, trasformandolo da liquido a solido, garantendo così resistenza e durata. Era molto apprezzato per la sua trasparenza e la minore sensazione di calore durante l'indurimento.
Perché il TPO è stato vietato nei cosmetici?
Il TPO è stato vietato nell'Unione Europea a partire dal 1° settembre 2025 perché classificato come sostanza CMR di categoria 1B, ovvero potenzialmente tossica per la riproduzione. Il divieto deriva dal principio di precauzione basato su studi tossicologici che hanno evidenziato rischi come tossicità riproduttiva, possibili irritazioni cutanee e ipotesi di interferenze ormonali e genotossicità.
Quali rischi comporta il TPO per la salute?
Il TPO comporta rischi potenziali per la salute, tra cui tossicità per la riproduzione, che ha portato alla sua classificazione come sostanza CMR 1B. Inoltre, l'esposizione ripetuta può causare dermatiti e irritazioni cutanee. Studi preliminari suggeriscono anche possibili interferenze ormonali e comportamenti genotossici, sebbene questi ultimi aspetti siano ancora oggetto di approfondimento scientifico.
Cosa sono le alternative TPO-free nei gel UV?
Le alternative TPO-free più diffuse sono il TPO-L e il BAPO, entrambi consentiti dalla normativa europea. Questi fotoiniziatori garantiscono una polimerizzazione efficace con lampade LED e sono privi della classificazione CMR. Il TPO-L è simile al TPO in termini di reattività e tempi di posa, mentre il BAPO è indicato per formule più dense come gel costruttori.
Come riconoscere un prodotto TPO-free?
Per riconoscere un prodotto TPO-free è importante controllare l'elenco ingredienti (INCI) e verificare l'assenza di Trimethylbenzoyl Diphenylphosphine Oxide. Molti marchi indicano chiaramente la dicitura "TPO-free" sulle confezioni o nelle schede tecniche. Questo aiuta professionisti e consumatori a scegliere prodotti conformi e sicuri, soprattutto dopo il divieto europeo
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